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Il mio quarto record durante la pandemia

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Il mio quarto record durante la pandemia

Sono le 18.30 del 18 di Aprile 2020.

Ho già pedalato 265 chilometri. In casa. Sui rulli. Senza fermarmi da stamattina alle 9.
 
Siamo nel pieno del primo lockdown e non sappiamo assolutamente cosa sta succedendo là fuori, se non che un’epidemia ha invaso il mondo.
Ha cancellato progetti. Idee. Obiettivi. E sogni.
I miei compresi.
 
Già, perchè in questi giorni sarei dovuta essere con il mio gruppo di amici ciclisti alle Canarie ad affinare gli ultimi allenamenti perchè tra poche settimane sarei dovuta partire per il terzo anno consecutivo per anticipare tutte le tappe del Giro d’Italia maschile con l’obiettivo di installare i cartelli sulla sicurezza stradale per i ciclisti.
Il Giro di Paola, su cui lavoravo da Settembre per riuscire a creare il team, cercare gli sponsor, pianificare il tour, contattare i comuni, gestire il piano mediatico e di comunicazione e allenarmi.
E invece sono qui, chiusa in casa da ormai 7 lunghe settimane, con tutti i piani saltati ma con la voglia di non mollare.
Quella voglia che mi caratterizza da sempre e che mi ha permesso di risalire in bici dopo che una macchina mi ha investito durante il mio giro del mondo in bici rompendomi la quinta vertebra cervicale.
 
Guardo l’orologio ancora una volta e sono solo passati 5 minuti. Sono le 18.35.
Sento lo stomaco in subbuglio completo. Ho sbagliato completamente alimentazione durante queste 9 ore perchè presa dall’entusiasmo e con la paura di scendere di zuccheri ho mangiato troppo e adesso sento che il mio stomaco non ne puo’ più, e io con lui.
 
Mancano ancora 2 ore e 25 minuti alla fine della mia dodici ore solidale ma mi sembrano infiniti.
Guardo la diretta facebook attiva da stamattina con tanti campioni dello sport che si intervallano per supportare la mia sfida solidale ma mi rendo conto che non riesco più molto a interagire.
Pero’ non posso mollare. C’è qualcosa di molto più importante e grande di me in ballo.
Guardo sullo schermo il conta donazioni che continua a salire, siamo quasi a 4.600 euro raccolti in 8 ore di pedalata e questo vuol dire poter acquistare circa 9.000 mascherine chirurgiche per gli ospedali.
Quindi non posso mollare.
Non devo mollare.
 
Ripenso a come è nato questo progetto, in quattro e quattr’otto, quasi per gioco.
A forza di stare sui rulli non potendo fare altro sport in questo mese di clausura, una mattina nella mia cantina di casa mentre pedalo per tenermi in allenamento decido di organizzare una sfida solidale di 12 ore consecutive per raccogliere i fondi e acquistare cio’ che è essenziale in questo momento per gli ospedali, le mascherine chirurgiche.
Da quel momento mobilito il mondo: Cristina, il mio braccio destro in tutti i progetti che si scatena per l’organizzazione, Fabrizio, fotografo e maestro di sci, che  mi fa da speaker per 12 ore di diretta sui social, i miei sponsor, i miei amici e tutti quelli che con una cosa o con l’altra possono aiutare nell’organizzazione.
Nella mia testa penso: non posso mettere i cartelli del rispetto del ciclista lungo le strade del Giro d’Italia ma devo dare comunque il mio contributo soprattutto in questo momento delicato.
Devo riformulare i miei piani. Devo ricostruirmi i miei obiettivi.
E così faccio.
 
Pedalo per 366 chilometri  per 12 ore consecutive, tolti due mini pit stop tecnici al bagno, e raccolgo i fondi per acquistare 10.600 mascherine da donare a 2 ospedali piemontesi e batto il mio quarto Guinness World Record. Coinvolgo, grazie all’aiuto di tutti i miei amici, tantissimi campioni del mondo, giornalisti e sportivi di varie discipline che si prestano ad aiutarmi in questa lunga maratona solidale in questo momento assurdo che tutti stiamo vivendo.
E realizzo un obiettivo importante per me ma soprattutto per gli altri.
 
Molto spesso quando ci troviamo a vedere cancellati tutti i nostri programmi non riusciamo a reagire. Ci sentiamo persi. Confusi. Appiattiti e sconsolati.
E’ normale. Magari abbiamo pianificato per mesi i nostri obiettivi e poi qualcuno o qualcosa ce li cancella.
E allora cosa possiamo fare?
La soluzione più semplice è rinunciare. Pensare alla sfiga che abbiamo avuto e rimanere con la delusione che ci pervade.
 
Se sentiamo che per noi è giusto fare così dobbiamo fare così.
Ma cosa otteniamo? Purtroppo nulla, se non l’incazzatura con il mondo, la tristezza e la delusione di non aver realizzato quell’obiettivo a cui tenevamo tanto.
E allora cos’è che possiamo fare veramente?
Possiamo rimetterci in gioco, possiamo ripensare ai nostri obiettivi, possiamo trovare di nuovo la motivazione per realizzare cio’ che vogliamo, possiamo cambiare le nostre abitudini e possiamo disegnare su un foglio il nostro futuro per come vogliamo che sia.
Ci vuole coraggio e determinazione ma la vita è breve e fugace e ogni obiettivo che centriamo ci permette di sentirci realizzati e soddisfatti, ma soprattutto di sentirci noi.
 
Se vuoi un aiuto per realizzare i tuoi obiettivo scaricati il mio video corso “Raggiungi i tuoi obiettivi” dove trovi il metodo che mi ha permesso di battere 4 Guinness World Record e che ogni giorno mi aiuta a raggiungere piccoli e grandi obiettivi.
 

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Il mio quarto record durante la pandemia

di Paola Gianotti Tempo di lettura: 3 min
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